Il mio viaggio

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libera
banche armate
toghe libere

..curioso

Sembra assurdo ma queste inutili pagine sono state viste da

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curiosi, alcuni di voi hanno cercato l'impossibile,dal sesso ai chirotteri, gli altri, i pochi che superano i cinque secondi di permanenza, risollevano le nostre speranze di fornire un servizio, mah che dirvi?
grazie!

I Folli autori:

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orvuà........

Free Burma
sabato, 11 ottobre 2008

Guerra. La base NATO di Perdasdefogu 

Per chi ancora non spesse esattamente cosa accade nella vacanziera isola di Sardegna, ecco il corriere.it che ci aggiorna sulle attività della base NATO di Perdasdefogu, nel Salto di Quirra, a due passi da Villaputzu .
Sperimentazione di armi tecnologicamente all'avanguardia, sofisticatissime.
Conosco alcune persone, che ci lavorano, altre che vorrebbero. Tutti per lavorare, tutti con l'alibi della famiglia, della necessità di avere del denaro.
Certo costruire il proprio avvenire sulla pelle degli altri è una scelta.


grafico aereo

Stiamo invadendo, con una Guerra, l' Afghanistan per imporre la nostra dittatura del petrolio (democrazia).
Siamo in guerra in Iraq

Non sono orgoglioso di essere italiano.
Non sono orgoglioso di essere Sardo.

Non ho interesse a fare della inutile retorica, il fatto concreto è che nella mia terra, nelle nostre spiagge, prepariamo strumenti di morte ad altissima precisione per l'arsenale bellico della NATO.

ASSASSINI,
siete dei vergognosi ASSASSINI!
postato da: bloggale alle ore 12:13 | link | commenti (1)
categorie: nonviolenza, sardegna, guerra
Free Burma
sabato, 24 novembre 2007

La via della pace! 

Ma che cazzo Pace, pezzi di merda! Assassini!, la via della pace è ancora lunga? "Siamo li per la pace" dice Parisi, ma vai a Cagare! Che Minchioni tutti li a riempirsi la bocca di una parola che non sono degni di capire, IDIOTI!
"Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum"  (Chi aspira alla pace, prepari la guerra")scriveva Vegezio nel  IV secolo, ma anche Cornelio Nepote diceva "Paritur pax bello"  (la pace si ottiene con la guerra) circa duemila anni fa, ma che ci sia qualche stronzo che continua a pensare che con le armi si possa far la pace, e che milioni di stupidi gli credano, no questo è troppo!
Assassini sono, non eroi, Assassini!
postato da: bloggale alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: nonviolenza, guerra
Free Burma
giovedì, 04 ottobre 2007

One text for Burma - 04 Ottobre 2007 

Free Burma!
postato da: bloggale alle ore 09:31 | link | commenti
categorie: politica, nonviolenza
Free Burma
lunedì, 01 ottobre 2007

La Maddalena 

Un primo passo verso la libertà.
Un altro pezzo di Sardegna si libera dal giogo della servitù militare. 
Ma ancora siamo lontani dall'essere un'isola di Pace, le aree ancora in mano dei militari sono tantissime. Pensare che nella mia isola ci siano le fabbriche della morte, dove uomini privi di cervello si adoperano per inventare nuovi modi per ammazzarne degli altri (un esempio per tutti: La Vitrociset di Villaputzu Perdasdefogu cos'è? Non è una fabbrica di giocattoli, tra le tante attività sono maestri nell'elettronica industriale destinata alla difesa, puntamenti laser, logistica..., guardate che bellina l'immagine, fa molto famiglia italiana, vero?).

morte

La strada è ancora lunga, bisogna garantire uno sviluppo sostenibile delle aree militari dismesse, ma non può essere quello economico un pretesto per stare con le mani in mano.
Qualcuno, per un'idea di libertà, sta sfidando un regime dittatoriale.
Noi?
Tanti blog si sono vestiti di Rosso per sostenere la lotta nonviolenta dei monaci birmani. La nostra lotta nonviolenta deve ancora cominciare, e non abbiamo una dittatura da fronteggiare, ma una democrazia da svegliare. Molto più semplice.
Free Burma & Sardegna Libera?

..ma ora godiamoci La Maddalena!

postato da: bloggale alle ore 10:47 | link | commenti (5)
categorie: politica, nonviolenza, sardegna, militari
Free Burma
venerdì, 28 settembre 2007

Blog in Rosso Pro BURMA 

Come si può non aderire alla rivoluzione Rossa nonviolenta dei monaci Birmani?


(Reuters)
postato da: bloggale alle ore 09:54 | link | commenti (2)
categorie: politica, nonviolenza
Free Burma
giovedì, 20 luglio 2006

MEDIO ORIENTE, UNA PROPOSTA NONVIOLENTA 

(interamente tratto da LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO Numero 1362 del 20 luglio 2006)

 di Michael Lerner*

La gente in Medio Oriente sta soffrendo di nuovo mentre militaristi di tutti i fronti, e giornalisti festanti, lanciano missili, bombe, e infinite parole di autogiustificazione per l'ennesimo inutile round di violenza fra Israele ed i suoi vicini. Per coloro fra noi ai quali importa molto della sofferenza umana, questo ultimo episodio di irrazionalita' evoca lacrime di tristezza, incredulita' per la mancanza di empatia da ogni lato, rabbia per quanto poco sembra si sia appreso dal passato, e momenti di disperazione mentre vediamo di nuovo gli ideali religiosi e democratici subordinati al cinico "realismo" militarista. I sostenitori di ambo le parti, contenti di ignorare l'umanita' dell'Altro, si affrettano ad assicurare ai loro collegi elettorali che la colpa e' sempre del nemico. Tutti questi sforzi non hanno senso. Siamo in presenza di un conflitto che si e' protratto per oltre un secolo. Ha poca importanza chi abbia accostato l'ultimo cerino alla pietra focaia. Quello che e' veramente importante e' come rimediare alla situazione. Il gioco del biasimo serve solo a spostare l'attenzione dall'argomento centrale.

Nel gioco del biasimo ce n'e' per tutti.
Dipende solo da dove fai cominciare la storia.
Contando sulla generale mancanza di memoria storica, i partigiani dell'uno o dell'altro fronte scelgono di dar inizio alla narrazione dal luogo in cui essi sono "le vittime che hanno ragione" e gli altri "i malvagi aggressori".
*
Ai palestinesi piace partire dal 1948 e dall'espulsione di migliaia di loro dalle loro case durante la guerra ad Israele, proclamata dai confinanti stati arabi, e dal rifiuto del governo israeliano di permettere il ritorno
di queste persone quando le ostilita' furono cessate.
Agli israeliani piace partire da quando gli ebrei cercavano disperatamente di sfuggire al genocidio che subivano in Europa, e una cinica dirigenza araba convinse l'esercito britannico a sostenere i locali palestinesi che cercavano di impedire a questi rifugiati di raggiungere gli altri ebrei che vivevano in Palestina a quell'epoca. Io racconto questa storia, e il modo di comprendere ambo le parti nel mio
libro Healing Israel/Palestine (Guarire Israele e la Palestina). *

Oppure si puo' iniziare da fatti piu' recenti, dall'escalation di violenza di questa estate. Ma dove esattamente e' cominciato il tutto? Per favore, andate al sito web di B'tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, e osservate come ciascuna parte denuncia gli atti criminosi dell'altra. Fin dalla morte di Yasser Arafat, e dall'assunzione di potere del presidente palestinese Mahmoud Abbas, le principali fazioni politiche palestinesi, Fatah e Hamas, hanno osservato l"hudna", cioe' il cessate il fuoco. Eppure Israele, sottolineando il fatto che la polizia di Abbas (decimata dai bombardamenti israeliani durante la seconda Intifada del 2001-2003) era incapace di contenere completamente la violenza di Hamas, della Brigata dei martiri di Al-Aqsa e della Jihad islamica, ha usato questa debolezza per proclamare che non c'era "nessuno con cui parlare" quando le forze di pace in Israele chiesero prima ad Ariel Sharon e poi a Ehud Olmert che le richieste palestinesi di negoziazione venissero accettate. Invece, Israele annuncio' un ritiro unilaterale da Gaza e dal Nord della West Bank (realizzato nel 2005) e da ulteriori parti di quest'ultima (che avrebbe dovuto iniziare questa estate con la rimozione di insediamenti illegali), il che di fatto creerebbe nuovi confini che incorporano in Israele territori che Israele stessa ha convenuto di lasciare durante gli anni '90. "Tikkun magazine" [la rivista diretta da Michael Lerner - ndr] e le forze di pace israeliane avvisarono che un ritiro unilaterale, cui l'Autorita' palestinese si opponeva, avrebbe accresciuto la credibilita' delle asserzioni di Hamas, cioe' che gli sforzi dell'Autorita' palestinese verso la nonviolenza non avevano prodotto altro che il rifiuto israeliano di discutere, mentre gli atti di violenza di Hamas e della Jihad islamica a Gaza avevano condotto al ritiro dei soldati.
Non dovrebbe essere difficile capire perche' Sharon ando' avanti con il ritiro unilaterale. La sua intenzione dichiarata era di mantenere quanto piu' possibile della West Bank, e sarebbe stato molto piu' facile convincere il mondo che non c'era "nessuno con cui parlare" se Hamas avesse vinto le elezioni, poiche' Hamas e' universalmente riconosciuto come gruppo terroristico.
Quando i palestinesi caddero nella trappola, ed elessero un governo guidato da persone che rifiutano di riconoscere ad Israele il diritto ad esistere, e' stato semplice per Olmert continuare l'unilateralismo di Sharon ed annunciare piani per il ritiro dalla West Bank che avrebbero coperto l'annessione, da parte di Israele, di porzioni significative dei Territori occupati.
Hamas ha svolto il ruolo previsto, lanciando missili Qassam su centri abitati israeliani, "provando" una volta di piu' alla destra israeliana che ogni tipo di ritiro non farebbe che intensificare la vulnerabilita' di
Israele, e dando ai falchi le ragioni per opporsi, visto che il ritiro precedente non ha portato pace a Gaza.
Naturalmente, dal punto di vista di Hamas, questo e' solo un episodio di una lotta continua per la liberazione di migliaia di palestinesi che vengono arrestati (o dalla prospettiva palestinese: rapiti), incarcerati senza imputazioni e senza processo per sei mesi in vasti campi di prigionia,
spesso soggetti a torture. Ma Hamas, dovendo fronteggiare un boicottaggio economico (incluso il non
versamento ad Hamas delle tasse pagate ad Israele dai palestinesi, che Israele aveva precedentemente promesso di versare all'Autorita' palestinese) che gli impedisce di far funzionare il governo, fa dichiarazioni che indicano la possibilita' di un riconoscimento di Israele in risposta al "Documento dei prigionieri", che e' stato firmato da ogni fazione di palestinesi trattenuti nelle carceri israeliane.

Per i militaristi israeliani, e per i coloni, il riconoscimento da parte di Hamas sarebbe stato una clamorosa sconfitta propagandistica. Percio' nel giro di pochi giorni gli Israeliani hanno cominciato a cannoneggiare Gaza (ufficialmente per fermare il lancio di missili di Hamas). Uno dei proiettili e' finito sulla spiaggia, e ha ucciso una famiglia di otto persone che si stava semplicemente godendo il sole e il mare. Pochi giorni piu' tardi, un gruppo di Hamas ha catturato il soldato israeliano Gilad Shalit, ed Israele ha usato questo come una scusa per implementare un piano che aveva progettato mesi prima: rientrare a Gaza e distruggere le infrastrutture di Hamas. A questo punto un'enorme escalation ha preso piede. Invece di concentrarsi sull'effettiva capacita' di Hamas di agire la guerra, Israele ha scelto la via della punizione collettiva, una frequente quanto inefficace misura di contrasto per l'insorgenza, usata per eliminare il sostegno pubblico ai  movimenti di resistenza. Nell'oppressiva calura dell'estate, Israele ha bombardato la rete di distribuzione elettrica, eliminando a Gaza la fornitura di acqua e dell'elettricita' necessaria per mantenere i sistemi di refrigerazione, provocando un drammatico calo del cibo disponibile in un'area gia' sconvolta, in cui vivono piu' di un milione di persone. Questo atto e' una violazione del diritto internazionale, come lo sono gli arresti di migliaia di individui e i missili di Hamas sui centri abitati.
*
In risposta, i combattenti di Hezbollah, che hanno occupato le terre abbandonate da Israele quando Israele termino' la sua occupazione del sud del Libano nel 2000, hanno lanciato un attacco alle truppe israeliane, violando gli accordi che si sarebbe mantenuta la pace su quel confine, accordi che avevano reso politicamente possibile il ritiro di Israele dal Libano, senza paura che i suoi cittadini del nord dovessero essere ancora bersaglio di missili: cittadini che dal 1982, quando Israele invase il
Libano, non avevano fatto altro che entrare ed uscire dai rifugi antibombe. Dal punto di vista di alcuni nel mondo arabo, l'attacco alle truppe nel nord di Israele e' stato un atto di solidarieta' islamica in risposta
all'escalation perseguita da Israele contro l'intera popolazione di Gaza. Costoro argomentano che non si debba chiedersi perche' loro hanno agito cosi', ma perche' il resto del mondo non agisca chiedendo che Israele metta fine all'oltraggiosa punizione collettina di un milione di persone a causa delle azioni di pochi. Quando l'Onu tento' di agire, il governo di destra degli Usa mise il veto ad una risoluzione sostenuta dalla maggioranza del Consiglio di Sicurezza. Dal punto di vista di Israele, gli attacchi di Hezbollah sono stati una palese violazione degli accordi che avevano tenuto Israele fuori dal Libano
negli ultimi sette anni. Ed in effetti il far subire a civili bombardamenti a casaccio con lo scopo di terrorizzarli e' una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. Hezbollah si sta mostrando come la forza terrorista che Israele ha sempre sostenuto fosse. La gente che vive ad Haifa o a Tsfat o in dozzine di altri luoghi in Israele sta in questo momento vivendo lo stesso tipo di paura che richiama terrori gia' sperimentati in precedenza (alcuni sono sopravvissuti all'Olocausto, altri sono i figli dei sopravvissuti, e molti hanno vissuto guerre che erano specificatamente dirette all'annientamento di Israele). Queste paure saranno sfortunatamente assai facili da manovrare per i politici di destra negli anni che verranno.
*
Ne' dovremmo sottovalutare il comportamento di Iran e Siria nello stimolare disordini e destabilizzazione. Mentre vi sono persone in ambo i paesi che si sentono sinceramente ferite dalle azioni di Israele nei confronti dei correligionari musulmani, il record di indifferenza per le cattive condizioni dei palestinesi nei loro stessi paesi ed il rifiuto di fornire aiuto materiale alla Palestina affinche' essa possa costruire la propria infrastruttura economica, suggerisce che l'assistenza prestata ad Hezbollah viene piu' dalla ricerca di un vantaggio politico e di dominio in Medio Oriente, che da una vera solidarieta' morale con il popolo palestinese. L'Iran, un paese il cui presidente ha piu' volte negato che vi sia mai stato un Olocausto, e che esplicitamente afferma di avere lo scopo di distruggere lo stato di Israele, da' agli israeliani ragioni reali di temere, quando i suoi vicini Hezbollah o Hamas sviluppano la capacita' di sparare missili sui centri abitati del paese.
*
Cosa avrebbe potuto fare Israele?
Bene, se vi fosse stato Ariel Sharon al potere, avendo costui imparato la sua lezione proprio in Libano, e' probabile che avrebbe fatto la stessa cosa che fu fatta due anni orsono, quando un uomo d'affari israeliano fu catturato dal "nemico": uno scambio di prigionieri, in cui centinaia di detenuti vengono rilasciati per un singolo israeliano. Questo scambio e' stato chiesto da Hamas, ed implorato dalla famiglia di Gilad Shalit, ma e' stato respinto dal governo israeliano. Vi prego di leggere le analisi di questo errore, ed altri articoli che esaminano la situazione attuale su "Current Thinking", nel sito www.tikkun.org Vi e' il comune convincimento fra i pacifisti israeliani che il primo ministro Ehud Olmert ed il suo ministro della Difesa laburista Amir Peretz sentano la necessita' politica di mostrare che sono "forti" e percio' l'attacco e l'invasione del Libano sono le loro uniche strategie. Per il bene dei loro ego e della loro futura spendibilita' politica, "devono" procedere con la folle escalation contro il popolo libanese, la maggior parte del quale ha esercitato i propri diritti democratici rigettando le promesse elettorali di Hezbollah, e votando un governo che contiene Hezbollah come piccola minoranza.
Cosa potrebbe ormai fare Israele? Potrebbe ridefinire la questione come violazioni minori ai confini, scambiare i prigionieri, annunciare unilateralmente che non terra' piu' nessuno in detenzione per un periodo superiore a tre giorni senza inoltrare una formale denuncia penale contro coloro che hanno agito violentemente, e rilasciando tutti gli altri. Potrebbe dare inizio a veloci e pubblici processi, e punire chiunque (soldato o ufficiali di Shin Bet ed Aman) abbia usato la tortura, o - come la definiscono loro - la "moderata pressione", sui prigionieri. Potrebbe immediatamente annunciare la propria intenzione di rafforzare la  posizione del presidente dell'Autorita' palestinese Abbas, consegnandogli i soldi delle tasse, e aprire una negoziazione sullo "status finale" entro due  mesi.
E nel frattempo, Israele potrebbe cominciare a smantellare il muro di separazione, e promettere di ricostruirlo solo lungo le linee di un confine internazionale su cui siano d'accordo ambo le parti. E Israele potrebbe unilateralmente censurare la propaganda antipalestinese all'interno dei media controllati dal governo, e cominciare a costruire una cultura della nonviolenza, e rendere consapevoli gli israeliani rispetto alla necessita' di compensazioni per i palestinesi rifugiati.
*
Cosa potrebbero fare i palestinesi?
Il presidente Abbas potrebbe annunciare che invita Israele a formare una forza mista israelo-palestinese di confine, di modo da garantire che non vi siano piu' aggressioni ai civili israeliani, in cambio dell'immediata apertura dei negoziati sullo "status finale", prima che si diano ulteriori ritiri dalla West Bank. Ci sono state polizie miste e coordinamento di forze di sicurezza sino al settembre 2000, ed esse contribuivano a mantenere basso il livello di violenza, sino a che Ariel Sharon non compi' la sua provocatoria passeggiata a Temple Mount [la Spianata delle moschee a Gerusalemme; l'episodio cui si fa riferimento fu l'atto simbolico di provocazione che funse da detonatore della seconda Intifada - ndr].
Abbas potrebbe poi dichiarare che il popolo palestinese che lo ha eletto e' impegnato in una lotta nonviolenta (nonviolenta, non passiva) per porre fine all'occupazione, ma che chiunque agisca violentemente contro israeliani o palestinesi verra' processato e, se trovato colpevole, perdera' la cittadinanza palestinese. Abbas potrebbe recarsi nella West Bank e a Gaza a discutere di nonviolenza,
potrebbe implementare una fine immediata alla retorica antisemita ed antisraeliana della stampa palestinese e nelle scuole palestinesi, e ribadire che e' determinato nel voler costruire una cultura nonviolenta in Palestina.
*
Cosa gli Usa e gli stati occidentali potrebbero fare?
Essi potrebbero indire immediatamente una conferenza internazionale, in cui siano rappresentate tutte le nazioni del mondo che sono disposte ad accettare il diritto di Israele ad esistere all'interno dei confini del 1967 ed il diritto dei palestinesi ad esistere a Gaza e nella West Bank, e favorire un accordo che sia gradito ad ambo le parti e garantisca pace e sicurezza ad entrambe. Ogni paese partecipante sarebbe ammesso alla conferenza dopo aver depositato su una banca internazionale neutrale l'equivalente dello 0,1% del suo Pil, allo scopo di creare un fondo internazionale che serva a riparare i danni come descrivo piu' sotto. Come la comunita' Tikkun ha gia' detto in passato, i termini dell'accordo dovrebbero includere:
1. Confini definiti per ambo gli stati, con aggiustamenti sulle linee decise nell'accordo di Ginevra (Israele incorpora alcuni territori di confine, dando in cambio eguale quantita' e qualita' di territorio allo stato
palestinese);
2. La condivisione di Gerusalemme e dei suoi luoghi sacri, con ambo gli stati legittimati a stabilire in Gerusalemme la propria capitale nazionale, ove Israele controllerebbe i quartieri ebraici ed armeni, piu' il Muro e i territori adiacenti, e la Palestina avrebbe il controllo su Temple Mount e le sue moschee;
3. Tutti gli stati partecipanti alla conferenza internazionale metteranno almeno lo 0,1% del loro Pil in un fondo internazionale che offra compensazione ai palestinesi che hanno perduto proprieta', impieghi e
residenze nel periodo 1947-1967, ed agli ebrei che fuggirono dagli stati arabi nel medesimo periodo (la compensazione non verra' data a famiglie arabe od ebree il cui reddito complessivo sia superiore ai 5 milioni di dollari).
4. Una forza di polizia congiunta, israeliana-palestinese-internazionale sara' creata per garantire la sicurezza dei confini ad ambo i paesi. Gli Usa e la Nato stipulerebbero con i due stati un patto di mutua sicurezza, in cui assicurano il proprio intervento ad entrambi in caso di aggressione  dall'altro, o di qualsiasi paese terzo al mondo.
5. La creazione di una Commissione per la riparazione e la riconciliazione, che porti alla luce tutte le violazioni dei diritti umani da ambo le parti, che istruisca processi formali a coloro che non vogliano spontaneamente testimoniare sul proprio coinvolgimento in tali violazioni, e supervisioni un nuovo curriculum di studi sulla pace per tutte le scuole e le universita', curriculum mirato ad insegnare la riconciliazione e la nonviolenza nell'azione e nella comunicazione. Lo scopo precipuo di tale
Commissione sara' favorire le condizioni per una riconciliazione dei cuori, e per la reciproca comprensione, riconoscendo che ambo i paesi hanno avuto persone crudeli ed insensibili che necessitano di pentirsi, ed entrambe le parti hanno una legittima narrazione degli eventi che deve essere accettata come punto di vista legittimo dall'altra parte.
*
Chi sono gli amici di Israele e del popolo ebraico? Coloro che sostengono la via verso la pace e la riconciliazione. Chi sono i loro nemici?
amici del popolo ebraico sono quelli che fanno tutto il possibile per Coloro che li incoraggiano a persistere nella fantasia di poter "vincere" militarmente o politicamente. Proprio come i nemici oggettivi dell'America negli anni '60 erano coloro che insistevano nel voler continuare la guerra in Vietnam, e gli amici oggettivi erano i cittadini che vi si opponevano, cosi' oggi gli impedire gli entusiasmi sulle avventure militari israeliane, e per scalzare il rifiuto di trattare i palestinesi come aventi diritto alla liberta' ed all'autodeterminazione tanto quanto il popolo ebraico. Chi sono gli amici dei palestinesi? Coloro che li incoraggiano su un sentiero di nonviolenza, e ad abbandonare la fantasia che la lotta armata,
accoppiata all'isolamento politico di Israele, condurra' ad un buon risultato per i palestinesi. Chi sono i loro nemici? Coloro che predicano l'idea di uno "stato unico", o il boicottaggio economico globale, senza
capire che il non offrire una stato sicuro agli ebrei in Palestina non produrra' mai nulla di positivo, ma solo resistenza continua da Israele e dal mondo ebraico.
*
Noi della comunita' Tikkun, che siamo amici di ambo le parti, abbiamo chiaro il nostro orientamento. Il nostro scopo e' dire la verita', sia ai potenti in Israele, sia agli spossessati in Palestina, e cioe' dire ad entrambi che senza un rovesciamento radicale delle direttive strategiche che stanno  seguendo non si arrivera' a nessun risultato. Questa verita' potrebbe certamente venire ascoltata, la questione e' se
verra' ascoltata prima che un'altra generazione di arabi e israeliani perda la vita. Poiche' a noi importa molto dell'umana sofferenza che c'e' da ambo le parti, preghiamo affinche' tale verita' venga udita, e che i nostri suggerimenti per una risoluzione del conflitto vengano implementati. E faremo di piu' che pregare: manifesteremo contro i governi degli Usa, di Israele e della Palestina sino a che non cambieranno direzione. Ci organizzeremo ed informeremo, ed intraprenderemo passi nonviolenti per far
arrivare loro il nostro messaggio.
postato da: bloggale alle ore 09:55 | link | commenti (1)
categorie: nonviolenza, guerra
Free Burma
mercoledì, 19 luglio 2006

IL PACIFISMO ISRAELIANO E LA GUERRA 

Un articolo di Uri Avnery, fondatore di Gush Shalom
(interamente tratto da http://www.peacereporter.net)


di Uri Avnery*

 
Il vero scopo è cambiare il regime in Libano e installare un governo fantoccio.

Questo era lo scopo dell'invasione del Libano di Ariel Sharon, nel 1982. Fallì. Ma Sharon e i suoi allievi della leadership politica e militare non hanno mai davvero rinunciato.

Come nel 1982, anche l'operazione in corso è stata pianificata e viene portata avanti in pieno coordinamento con gli Stati Uniti.

Come allora, non c'è dubbio che sia coordinata con parte dell'élite libanese.

Questo è il punto principale. Il resto è clamore e propaganda.

Alla vigilia dell'invasione del 1982, il Segretario di Stato Alexander Haig disse ad Ariel Sharon che, prima di dare il via all'operazione, era necessario avere una “chiara provocazione”, che sarebbe stata tenuta per buona dal mondo.

La provocazione infatti ebbe luogo - proprio al momento giusto - quando il gruppo terroristico di Abu Nidal cercò di assassinare l'ambasciatore israeliano a Londra. Tutto ciò non aveva alcuna relazione con il Libano, e ancora meno con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (nemica di Abu Nidal), ma servì allo scopo.

Questa volta, la necessaria provocazione è stata fornita dalla cattura dei due soldati israeliani da parte di Hizbollah. Tutti sanno che non possono essere liberati se non attraverso uno scambio di prigionieri. Ma l'enorme campagna militare, che era pronta a partire da mesi, è stata venduta al pubblico israeliano e internazionale come un'operazione di salvataggio.

(Curiosamente, la stessa identica cosa era avvenuta due settimane prima nella Striscia di Gaza. Hamas e e i suoi alleati hanno catturato un soldato, il che ha fornito la scusa per una massiccia operazione che era stata preparata da molto tempo, e il cui scopo è distruggere il governo palestinese).

Lo scopo dichiarato dell'operazione in Libano è di allontanare Hizbollah dal confine, affinchè sia per loro impossibile catturare altri soldati e lanciare razzi sulle città israeliane. Anche l'invasione della Striscia di Gaza è ufficialmente finalizzata a portare Ashkelon e Sderot fuori dalla portata dei razzi Qassam.

Questo ricorda l'"Operazione Pace per la Galilea”, nel 1982. Allora, si disse alla gente e alla Knesset (il Parlamento israeliano, ndt) che lo scopo della guerra era “allontanare i Katiuscia di 40 chilometri dal confine”.

Questa era una deliberata menzogna. Nel corso degli undici mesi precedenti alla guerra, attraverso il confine non era stato sparato un solo razzo Katiuscia (né un solo colpo). Fin dall'inizio, lo scopo dell'operazione era raggiungere Beirut e installarvi un dittatore collaborazionista. Com ho riferito più di una volta, lo stesso Sharon mi disse così nove mesi prima della guerra, e puntualmente lo pubblicai, con il suo consenso (ma non attribuendolo a lui).

Naturalmente, l'operazione in corso ha anche diversi scopi secondari, che non includono la liberazione dei prigionieri. Chiunque capisce che questo non si può ottenere con azioni militari. Ma probabimente è possibile distruggere una parte delle migliaia di missili che Hizbollah ha accumulato negli anni. A questo scopo, i comandanti dell'esercito sono pronti a mettere in pericolo gli abitanti delle città israeliane che sono esposte ai razzi. Credono che ne valga la pena, come in uno scambio di pedine a scacchi.

Un altro scopo secondario è riabilitare il “potere deterrente” dell'esercito. Questa è una parola in codice per la restaurazione dell'orgoglio ferito dell'esercito, duramente colpito dalle temerarie azioni militari di Hamas nel sud e Hizbollah al nord.

Ufficialmente, il governo israeliano chiede che il governo del Libano disarmi Hizbollah lo allontani dalla zona di confine.

Questo è chiaramente impossibile con l'attuale regime libanese, un delicato mosaico di comunità etnico-religiose. Il minimo shock può far crollare l'intera struttura e gettare lo Stato nell'anarchia totale - in particolare dopo che gli statunitensi sono riusciti a cacciare l'esercito siriano, l'unico elemento che per anni aveva garantito una qualche stabilità.

L'idea di installare un governo collaborazionista in Libano non è cosa nuova. Nel 1955, David Ben Gurion propose di prendere un “funzionario cristiano” e insediarlo come dittatore. Moshe Sharet dimostrò che questa idea si basava sulla completa ignoranza degli affari libanesi e la silurò. Ciò nonostante, 27 anni dopo Ariel Sharon ci riprovò. Bashir Gemayel fu infatti insediato come presidente, solo per essere assassinato poco tempo dopo. Suo fratello, Amin, gli sucedette e firmò un accordo di pace con Israele, ma fu cacciato dall'incarico. (Lo stesso fratello ora sostiene pubblicamente l'operazione israeliana).

La previsione adesso è che se le forze aeree israeliane riescono a far piovere colpi abbastanza pesanti sulla popolazione libanese – paralizzando porti e aereoporti, distruggendo le infrastrutture, bombardando i quartieri residenziali, interrompendo l'autostrada Beirut- Damasco eccetera – il popolo libanese si infurierà con Hizbollah e farà pressione sul governo libanese per soddisfare le richieste di Israele. Dal momento che l'attuale governo non può neanche sognare di fare una cosa del genere, verrà instaurata una dittatura, con il supporto di Israele.

Questa è la logica militare. Io ho i miei dubbi. Si può supporre che la maggior parte dei libanesi reagirà come farebbe chiunque altro al mondo: con furore e odio contro l'invasore. Così accadde nel 1982, quando gli sciiti del sud del Libano, fino ad allora docili come zerbini, si sollevarono contro gli occupanti israeliani e crearono Hizbollah, che è diventata la forza più potente del Paese. Se ora l'élite libanese viene assimilata ai collaboratori di Israele, sarà cancellata dalla faccia della terra. (Peraltro, i razzi Qassam e Katiuscia hanno fatto sì che la popolazione israeliana facesse pressione sul nostro governo per arrendersi? Piuttosto il contrario).

La politica statunitense è piena di contraddizioni. Il Presidente Bush vuole “cambi di regime” in Medio Oriente, ma l'attuale regime libanese è stato istituito solo di recente, sotto la pressione americana. Nel frattempo, Bush è riuscito solamente a fare a pezzi l'Iraq e scatenare una guerra civile. Potrebbe ottenere la stesso risultato in Libano, se non ferma in tempo l'esercito israeliano. Inoltre, un devastante attacco contro Hizbollah potrebbe far crescere la furia non solo in Iran, ma anche fra gli sciiti in Iraq, sul cui sostegno si fondano tutti i programmi di Bush per un regime filo-statunitense.

Dunque qual è la risposta? Non per caso, Hizbollah ha condotto il suo raid di rapimento dei soldati in un momento in cui i palestinesi hanno un gran bisogno di aiuto. La causa palestinese è popolare in tutto il mondo arabo. Mostrando che sono amici nel momento del bisogno, mentre gli altri arabi falliscono miseramente, Hizbollah spera di accrescere la sua popolarità. Se un accordo fra Israele e Palestina fosse già stato raggiunto, Hizbollah non sarebbe altro che un fenomeno libanese, irrilevante per la nostra situazione.

Ameno di tre mesi dal suo insediamento, il governo di Olmert e Peretz è riuscito a trascinare Israele in una guerra su due fronti, i cui obbiettivi sono irrealistici e i cui risultati non possono essere previsti.

Se Olmert spera di essere visto come Mister Macho-Macho, uno Sharon bis, rimarrà deluso. Lo stesso vale per i disperati sforzi di Peretz di essere preso sul serio come PP Mister Sicurezza. Chiunque capisce che questa campagna - sia a Gaza che in Libano - è stata pianificata dall'esercito e imposta dall'esercito. Chi prende decisioni in Israele, adesso, è Dan Halutz. Non è un caso che il lavoro in Libano sia stato affidato alle Forze aeree.

La gente non è entusiasta della guerra. Si è rassegnata, in uno stoico fatalismo, perchè è stato detto che non c'è alternativa. E infatti, chi può essere contrario? Chi è che non vuole liberare i “soldati rapiti”? Chi non vuole rimuovere i Katiuscia e riabilitare la deterrenza? Nessun politico osa criticare l'operazione (ad eccezione dei membri arabi della Knesset, ignorati dal pubblico ebraico). Sui media, i generali regnano incontrastati, e non solo quelli in uniforme. Non esiste praticamente ex generale che non sia stato invitato dai media a commentare, spiegare e giustificare, tutti con una voce sola.

(A titolo d'esempio: la più seguìta televisione israeliana mi ha chiesto un'intervista , dopo aver sentito che avevo preso parte a una manifestazione contro la guerra. Ero abbastanza sorpreso. Ma non per molto - un'ora prima della trasmissione, un contrito conduttore ha chiamato per dire che c'era stato un terribile errore - in realtà volevano invitare il professor Shlomo Avineri, un ex direttore generale del Foreign Office, su cui si può contare per giustificare qualsiasi atto del governo, qualunque esso sia, in forbito linguaggio accademico.

“Inter arma silent Musae” - quando parlano le armi, le muse tacciono. O, piuttosto: quando rombano i cannoni, il cervello smette di funzionare.
E solo un pensiero: quando lo Stato di Israele fu fondato, nel mezzo di una guerra cruedele, un poster tappezzava i muri: “Tutto il paese - un fronte! Tutto il popolo - un esercito!”

Sono passati 58 anni, e lo stesso slogan è valido come lo era allora. Che cosa ci dice, questo, su generazioni di statisti e generali?
 
Tel Aviv, 15 luglio 2006
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categorie: nonviolenza, guerra
Free Burma
sabato, 29 aprile 2006

IRAN 

Iran


GIROTONDO

Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
se verrà la guerra, Marcondiro'ndà

sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro'ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n'è andato, chissà quando ritornerà.

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro'ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l'aviatore che non lo farà
ci salva l'aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
sian belli o siano brutti, Marcondiro'ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
sian furbi o siano cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.

E voi a divertirvi andate un po' più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...



Fabrizio De Andrè, Tutti morimmo a stento, 1968
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categorie: musica, nonviolenza, guerra
Free Burma
mercoledì, 05 aprile 2006

Palestina & Israele 

Mahmud Zahar, uno dei leader di Hamas, capo della diplomazia palestinese, in una lettera inviata al segretario dell'ONU Kofy Annan ha accusato Israele di impedire "una soluzione che preveda due stati". Dai più, questa affermazione, sembra aprire uno spiraglio al riconoscimento da parte di Hamas del diritto di esistere di Israele. Nella lettera Zahar scrive: "Desideriamo vivere, in libertà e indipendenza, fianco a fianco coi nostri vicini"
Meteore di speranza. (ansa.it)
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categorie: pace, nonviolenza, guerra
Free Burma
mercoledì, 01 febbraio 2006

Alex Zanotelli parla di Don Milani 

Don Milani scrive che "nessun cristiano può partecipare alla guerra nemmeno come cuciniere" e, riprendendo Gandhi, contesta anche la Croce Rossa. Questo è un tema molto sentito, che si pone spesso, anche Gino Strada, del fatto cioè che non si può fare la guerra e poi andare dietro con le autoambulanze e fare i cuochi o i cappellani.

Io penso che anche in questo Milani è stato chiarissimo, soprattutto sui cappellani militari che, per come sono oggi concepiti e strutturati, sono parte integrante della guerra, perché sono militari a tutti gli effetti, pagati dall'esercito.
 
 
Come mai 40 anni dopo la Chiesa è ancora così titubante incerta e non ha la forza per gridare, come Paolo VI all'Onu: "Mai più guerra"?
 
La ragione fondamentale è questa: la Chiesa potrà dire questo solo quando finalmente farà il passo finale, rinunciare all'essere religione civile. Purtroppo la Chiesa per tanti secoli è diventata religione civile, ha benedetto imperi ecc. Non è questo il suo compito, ma quello di essere coscienza critica per la società. Nasce da questo contesto la richiesta che più volte ho avanzato, cioè se la Chiesa vuole uscire da questa eredità di religione civile, una delle cose importanti da fare è che il Vaticano rinunci ad essere Stato.

Non è concepibile che il Papa sia anche Capo di Stato, questo mette in moto tutta una serie di trappole, la diplomazia ecc. Per cui è chiaro che bisogna barcamenarsi poi da tutte le parti. Il magistero della Chiesa deve avere il coraggio di proclamare come dogma di fede il fatto che è stato Gesù di Nazareth ad inventare la non violenza attiva. Non è stato Gandhi.

Gandhi lo ha imparato dal Vangelo e se la Chiesa ha il coraggio di proclamare questo apertamente, produrrà nel cuore della gente una rivoluzione enorme, un salto di qualità incredibile, e soprattutto in questo momento gravissimo aiuterebbe l'umanità ad uscire da questa follia bellicista in cui si trova.
 
L'obiezione al "No guerra" è questa: come si dirimono i conflitti internazionali e come si combatte il terrorismo se si rinuncia alla forza armata?
 
Ormai è sempre più chiaro che il terrorista più lo combatti con la guerra, più diventa terrorista, la violenza produce violenza, fango produce fango. Dobbiamo ritornare a credere al Vangelo della non violenza. Il male si vince con il bene, con la logica della non violenza. Qualcuno dirà che questo può valere a livello personale mentre non si può obbligare a questo un paese, tutta la società.
 
Ma noi siamo convinti che a questo punto della storia, l'umanità deve fare un salto di qualità. Dalle ultime statistiche abbiamo letto che abbiamo abbastanza bombe atomiche da far saltare 4 volte il mondo per aria. Stati Uniti e Russia hanno dimezzato del 50 % armi nucleari, chimiche e batteriologiche, ma abbiamo ancora abbastanza armi per uccidere la popolazione mondiale 5 mila volte. Abbiamo oltre 340 tonnellate di plutonio. Ne bastano 150kg per uccidere tutti. È la follia totale in cui ci siamo cacciati. Pertanto o l'umanità riesce ad uscire fuori dalla follia totale della guerra oppure ne saremo tutti travolti.
 
Cos'era in definitiva per Gesù la non violenza?
 
Per Gesù la nonviolenza rappresentava il superamento della logica del vecchio Testamento dell' ‘occhio per occhio, dente per dente’. "Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli l'altra" (Mt 5,39), diceva Gesù. Per colpire uno sulla guancia destra bisogna usare il manrovescio e al tempo di Gesù veniva usato dal padrone per umiliare lo schiavo. Gesù dice: "Mettiti in piedi fratello, tu sei un uomo, non uno schiavo! E porgigli la guancia sinistra".
 
Se chiude la mano o usa il pugno della mano, il padrone è costretto a trattare lo schiavo come suo pari. In un mondo di onore e umiliazioni, si è impedito a un pre-potente di svergognare un "inferiore" in pubblico. Gli è stato sottratto il potere di disumanizzare l'altro. Come insegnava Gandhi, "il primo principio dell'azione nonviolenta è la non cooperazione con tutto ciò che si prefigge di umiliare”.
 
Il compito della Chiesa?
 La nonviolenza attiva deve diventare una dimensione essenziale della sequela cristiana. Le Chiese devono avere il coraggio di proclamare che è Gesù che l'ha praticata nella sua vita. Se la Chiesa scomunica chi abortisce o dice che non può fare la comunione una donna che usa i contraccettivi, non dovrebbe scomunicare chi va a bombardare in una guerra come quella contro l'Iraq ritenuta "immorale" dal cardinale Martino e "criminale" dal cardinale Tauran?
Intervista a padre Alex Zanotelli sul pensiero pacifista di don Milani. A cura di Mario Lancisi (contenuta nel libro "No alla guerra!" Piemme Edizioni 2005 - pagg. 208 - € 12,50)
postato da: klapka alle ore 15:31 | link | commenti (4)
categorie: nonviolenza