Il mio viaggio

... in compagnia

Allegria di naufragi

E subito riprende
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come
dopo il naufragio
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Ungaretti, L'Allegria
14 febbraio 1917

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..curioso

Sembra assurdo ma queste inutili pagine sono state viste da

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curiosi, alcuni di voi hanno cercato l'impossibile,dal sesso ai chirotteri, gli altri, i pochi che superano i cinque secondi di permanenza, risollevano le nostre speranze di fornire un servizio, mah che dirvi?
grazie!

I Folli autori:

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orvuĂ ........

Free Burma
domenica, 19 aprile 2009

Il grande dittatore - Chaplin, 1940 



Link al video nella versione originale in inglese
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, ne' conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
In questo mondo c'è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità, più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza, e tutto è perduto.
L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano.
L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un'anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine, non siete bestie, siete uomini! Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore! Voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui!
Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel vangelo di San Luca è scritto: "il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo", non di un solo uomo, o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendovi queste cose, dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi, perchè rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse. Combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati! In nome della democrazia, siate tutti uniti!
postato da: bloggale alle ore 15:16 | link | commenti (2)
categorie: politica, cinema, militari
Free Burma
giovedì, 26 febbraio 2009

Vergognoso film su Rita Atria 

Un regista opportunista, Marco Amenta, sembra sfruttare, a dire dei diretti interessati nella vicenda, un episodio doloroso in modo bieco e falsificatore. Il film "La siciliana ribelle" non è la storia vera di Rita Atria, ma una sua mistificazione a fini commerciali.
Ignorati dalla stampa, protestano (e ricorrono a mezzi legali), la nipote Vita Maria Atria, Piera Aiello e l'autorevole Luigi Ciotti.
Ecco il comunicato stampa:

COMUNICATO STAMPA: PRENDIAMO LE DISTANZE DAL SIG. MARCO AMENTA  REGISTA DEL FILM IN USCITA "LA SICILIANA RIBELLE". PER LA PRIMA VOLTA INTERVIENE VITA MARIA ATRIA.

L'Associazione Antimafie "Rita Atria" si stringe attorno a Vita Maria Atria e a Piera Aiello perché la loro amarezza e le loro preoccupazioni sono le nostre. Desideriamo comunicare che non aggiungeremo altro su questa vicenda che proseguirà nelle opportune sedi.
segue comunicato stampa di Vita Maria Atria e le interviste a Piera Aiello e a Luigi Ciotti

Mi chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma.  Nel '92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo "zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la paura e il timore di essere scoperte.
Da quando sono maggiorenne ho continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è possibile.
Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto pare si sbagliava.
Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi, vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare memoria in modo disinteressato.
Nonostante il signor Amenta in presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto. Così facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre.
Non mi interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria, degli applausi  o della fama. Non credo che tutto questo serva a ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io questo non lo ritengo opportuno.
Spero che il signor Marco Amenta comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia cara zia e della sua scelta.
Appunto, una scelta di resistenza.
Vita Maria Atria

(fonte ritaatria.it)
il link alle interviste di LUIGI CIOTTI e di PIERA AIELLO

La lettura della lettera del regista Amenta che chiede la censura dell'intervista a Piera Aiello e Luigi Ciotti
postato da: bloggale alle ore 14:09 | link | commenti (1)
categorie: cinema, mafie
Free Burma
venerdì, 12 ottobre 2007

Soffio 

soffio
(Breath, kor 2007, col. 80')
di Kim Ki-duk

con Chang Chen,
Park Ji-a,
Ha Jung-woo



Una giovane madre in crisi coniugale (il marito la tradisce) si innamora di un detenuto condannato a morte che ha tentato di suicidarsi. Riesce a incontrarlo nel parlatorio sconvolgendo i suoi sentimenti e suscitando reazioni nei suoi compagni di cella uno dei ne quali ne è geloso. Il marito scopre quanto sta accadendo e cerca di recuperare il rapporto.


kim ki-duk
Ancora una volta l'irrazionale irrompe in una vita 'normale' così come in quella di qualcuno che ha la morte con sé per averla procurata ad altri e aver cercato di darla a se stesso. La donna offre al condannato quel respiro che lui si è sottratto ma di cui anche lei sente il bisogno. Un respiro che può però anche trasformarsi repentinamente nel suo contrario: la soffocazione.

L'essere assolutamente parco di parole, va di pari passo con il disagio interiore che riesce sempre a crearci con la visione dei suoi film. La drammaticità del suo cinema è comunque oramai (purtroppo) riconoscibile e pur essendo per me sempre su livelli molto buoni inizia a rappresentare, sempre a giudizio personale, un suo limite.

Il "Soffio" di Kim Ki-duk

postato da: klapka alle ore 09:17 | link | commenti (5)
categorie: cinema
Free Burma
venerdì, 05 ottobre 2007

Ti ricordi di Dolly Bell? 


Titolo: Ti ricordi di Dolly Bell?
Titolo originale: Sjecas Li Se Dolly Bell
Regia: Emir Kusturica
Anno: 1981
Nazione: Jugoslavia
Durata: 107'

Trovacinema
Cinematografo
Mymovies

Primo e interessante film di Kusturica. Film che gioca sul rapporto tra padre e figlio, vecchia e nuova città (emblematica la periferia in costruzione, sullo sfondo, edilizia speculativa e/o giustizia sociale socialista?) , vecchie e nuove idee. Fotografia irridente dei rapporti tra generazioni, tra parenti, tra religioni e filosofie di vita. Con un po' di pazienza si arriva alla fine con briciole di riflessione e sorrisi. Un bel film.
postato da: bloggale alle ore 21:28 | link | commenti (4)
categorie: cinema
Free Burma
martedì, 31 luglio 2007

Michelangelo Antonioni 

postato da: bloggale alle ore 17:32 | link | commenti (3)
categorie: cinema
Free Burma
lunedì, 30 luglio 2007

Ingmar Bergman 

Il settimo sigillo

Scacco Matto.
postato da: bloggale alle ore 23:05 | link | commenti (3)
categorie: cinema
Free Burma
mercoledì, 14 giugno 2006

L'Enfer 

0354ppRegista
Danis Tanovic
Soggetto e Sceneggiatura
Krzysztof Kieslowski
Krzysztof Piesiewicz
Fotografia
Laurent Dailland
Musiche
Dusko Segvic
Danis Tanovic

Attori
Emmanuelle Béart Sophie
Karin Viard Céline
Marie Gillain Anne
Carole Bouquet La madre
Guillaume Canet Sébastien
Jacques Gamblin Pierre
Jacques Perrin Frédéric
Miki Manojlovic Il padre
Jean Rochefort Luis

Poco tempo prima di morire, nel 1996, Krzysztof Kieslowski aveva elaborato, insieme al suo inseparabile sceneggiatore Krzysztof Piesiewicz, il progetto per una trilogia intitolata: Le Paradis, L’Enfer, Le Purgatoire. Dal secondo dei tre capitoli, il regista serbo Danis Tanovic ne trae ora un film che si presenta come uno spietato e implacabile dramma borghese dai connotati tragici. Costruito sul non detto, il film mostra una umanità al femminile che si agita nelle spirali del dubbio, fino a quando qualcuno, che conosce la verità, non la riporterà definitivamente a vedere le stelle.

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Estratto dell’intervista a Danis Tanovic rilasciata al Dossier de Press

Domanda: nel film la storia non viene narrata come un semplice dramma borghese sugli inganni e i tradimenti. Infatti affrontando i loro conflitti interiori, lei conferisce una dimensione tragica a tutti i suoi personaggi.

Tanovic: Non vengo da una famiglia borghese e quindi vedo le cose in maniera diversa. “L’obiettivo della tragedia è mettere in discussione la natura dell’uomo”, afferma Anne(Marie Gillain) nel suo lavoro su Medea.
La società greca conosceva la tragedia perché i greci credevano che il loro destino fosse nelle mani di più divinità. C’era uno scontro tra la sfera mortale e quella divina. Oggi, nella nostra società che ha abbandonato Dio, in questo mondo materialista in cui Dio è morto, la tragedia non è più possibile, ci resta solo il dramma, che non è cosa da poco. Un dramma può essere tragico, ma ciò nondimeno non è una tragedia.

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postato da: klapka alle ore 17:05 | link | commenti (7)
categorie: cinema
Free Burma
giovedì, 19 gennaio 2006

Miranda July 

Me and You and everyone we know

Me and You and everyone we knowFrammenti.....

La Solitudine
vissuta da tanti occhi, il vecchio, il padre, l'adulto viscido (che rischia di perdersi in un gioco ai limiti del lecito, ma che per paura o per dignità evita con una fuga sotto la finestra), l'artista, l'allestitrice di mostre, la bambina e il corredo, il fratello maggiore.
...attrarre l'attenzione, ingenuità dell'adulto (scambio dei ruoli adulto-bambino), col fuoco, coi cartelli eccitanti, con i video mai visti, le parole chiave (non ricordo scarafaggio?)

L'affermazione della dignità e capacità dei bambini...la scelta del corredo mirata (ma fra 10 anni quale sarà il suo valore?) ...la minestra non sarà mai digitale. Il logo sintesi di un'idea.
...

Significati
La cacca il bambino la vede come una trasgressione ingenua, l'adulto come una fantasia feticista, stesso oggetto diversi significanti.
L'arte spazzatura, la spazzatura arte.
...

Nella favola:
Il pescetto, sentimenti fasulli mostrati, esibiti, un gioco sul valore delle cose, della vita, in un'immagine insignificante.
Le scarpette, un poco Oz, un poco Cenerentola.

La madre, genitrice di riferimento, da sempre risposte al bambino, il padre, assente, no. Il bambino, curioso, non si accontenta e verifica. Esce e trova "Dio" che fa sorgere il Sole, con una moneta. "Dio" passa l'oggetto del potere al bambino, il Sole è fermo, e lui allora ("ma allora la mamma aveva ragione..") estasiato, ci prova e il Sole incredibilmente sale, sale..

Reale....virtuale
Dalla chat alla panchina
dalla morte del pescetto al cinguettio con il dipinto dell'uccellino
L'accensione dei lampioni e il Sole
Dalle quattro parentesi più due simboli al logo "erotico" della mostra ))< >((
Dal mangiafuoco alle ustioni

la morte, la perdita, la memoria.....

Un film gradevole, ricco di spunti, di un personaggio eclettico, Miranda July.


postato da: bloggale alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: cinema
Free Burma
lunedì, 09 gennaio 2006

Radu Mihaileanu 

Train de vie
 
 
Nel 1941, per evitare la deportazione, gli abitanti di uno shetl (villaggio ebraico dell'Europa centrale) romeno allestiscono un finto convoglio ferroviario sul quale alcuni di loro sono travestiti da soldati tedeschi e partono nel folle tentativo di raggiungere il confine con l'URSS e di lì proseguire per la Palestina, Eretz/Israel, la terra promessa.
Ci riescono, dopo tragicomiche peripezie tra cui l'incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea.
Secondo film del romeno Mihaileanu, attivo in Francia, è una tragicommedia di viaggio sotto la triplice insegna dell'umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di E. Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell'Europa orientale.
Fotografia del greco Yorgos Arvanitis, l'operatore di Anghelopulos e di Laurent Daillant. Colorita galleria cosmopolita di interpreti, dialoghi italiani di Moni Ovadia.
Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (L. Abelanski), lo scemo del viaggio che funge da narratore. L'inquadratura finale può essere la chiave di lettura a ritroso. Grande successo di pubblico e premio Fipresci alla 55ª Mostra di Venezia 1998.
[Tratto da "il Morandini 2006"]
postato da: klapka alle ore 17:32 | link | commenti (5)
categorie: cinema
Free Burma
lunedì, 24 ottobre 2005

Tim Burton 

 Il Mistero di  Sleepy Hollow

 

Tim Burton e Johnny Depp  costruiscono una favola da.....perderci la testa!
Perfetto nella scenografia, nella fotografia, nell'architettura, nell'ironica vena orror della sua trama fiabesca tratta dal racconto di Washington Irving "La leggenda di Sleepy Hollow".
Questo film ti trascina in un piccolo villaggio di contadini, e ti conduce attraverso uno scetticismo magico verso risate dense di sangue finto, e malinconiche cavalcate nella foresta brumosa.

Alessandro    23 X 2005 

postato da: bloggale alle ore 00:50 | link | commenti (2)
categorie: cinema