Teatro. Sono andato a teatro. La mia ignoranza mi porta a conoscere, cercare, capire. Ieri ho visto "La vita segreta" diretto da Pierfranco Zappareddu, definito dai più il guru del teatro in Sardegna, figlio e profeta del "terzo teatro" nell'isola.
Non ho capito. Ho provato, ho cercato, ho annaspato nel buio di una sala afosa. Ho visto un'opera impura, crogiuolo di stratagemmi visivi e sonori, povera di corpi vivi, ricca di estetismi vuoti e sterili.
Ho cercato e non ho trovato.
Un suono martellante penetrava nel mio cervello senza costruire, senza indirizzare, ma soprattutto senza smuovere. Come una serata in discoteca ho sentito i miei timpani risuonare e il mio cervello dormire. Suoni dissonanti con le immagini, quelle sul palcoscenico casuali, disordinatamente oniriche, quelle sullo schermo ricche di stimoli confusi, luoghi comuni dell'arte che vuole stupire come fine.
Non ho mai amato il suono che indirizza l'animo, l'ho sempre accettato. Ma nello spettacolo di Zappareddu il suono pareva slegato dai movimenti sincopati degli attori. Tante storie, incomprensibili, slegate o legate da fili labili, impercettibili, invisibili e inudibili. Attori che seppur con impegno (riconoscimento indiscutibile anche dopo un pessimo spettacolo) vagavano senza una meta visibile. Spesso privi di energia, spesso accademici, a volte fragili personaggi e distratti attori.
Mi sento un feto a teatro, rischio di diventare un aborto, consapevole.
Estetica. Uno strumento, affascinante, intellettuale, colto, creativo, spettacolare, stupefacente. Ma pur sempre uno strumento. Zappareddu forse vorrebbe far parlare l'anima attraverso i corpi, i suoni, le immagini, invece ci offre un opera impura, confusamente dispersa negli stimoli incoerenti delle diverse tecniche rappresentative.
Tanti stimoli, tante icone, ognuna delle quali fine a se stessa all'occhio di un osservatore inesperto ma attento. Lo strumento che diventa il fine, manca il contenuto. E come uscendo da una discoteca restiamo impressionati da una luce, da una danza sinuosa e sensuale, così qualcuno confonderà le immagini impressionatesi ieri nella mente come un messaggio, come la riuscita di un'operazione invece distratta e inconcludente.
Ieri il pubblico ingrato non ha capito, un fiasco. Dal basso si vedono meglio le stelle, è questo l'augurio per chi ha lavorato strenuamente a questo spettacolo, ma anche per noi, che vorremmo poter godere andando a teatro anche solo nell'isola.