Ancora manifestazioni dei monaci tibetani. Questa volta le proteste sono arrivate fino a Gansu, nella Cina nord occidentale. Secondo alcuni operatori umanitari filotibetani i manifestanti sarebbero stati dispersi con i gas lacrimogeni. La zona di Gansu è abitata in prevalenza da tibetani. Intanto, il vice procuratore generale cinese Sun Qian ha fatto sapere che le proteste di Lhasa sarebbero state orchestrate "da un pugno di monaci secondo uno schema premeditato dalla cricca del Dalai Lama". Anche Zhang Jun, alto magistrato cinese è intervenuto nella polemica seguita alle violenze. "Non c'è dubbio sul fatto che i cittadini siano liberi di esprimere le loro idee, compresi suggerimenti e critiche al governo. Libertà di parola non vuol dire che verrai punito se maltratti o insulti altre persone" ha detto il magistrato. (
peacereporter)